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.... Narrare
storie senza inizio nè fine, concentrarsi su un dettaglio, perdere i confini del
luogo, è esercizio per teatro minimale.
Con acume e
sensibilità, Anna Maria, coglie quello che può tramutarsi in simulazione, ciò
che a tratti non sembra entrare in relazione con il soggetto. Fà comprendere che
vi è una vibrazione che uniforma l’uomo all’ambiente e, facendo riflessione, il
tratto traduce il tempo in materia, il luogo in spazio.
Angela Pellicanò |
Nelle sue
tredici tesi contro gli snob, Walter Benjamin scrive che: "Nell’opera d’arte, il
materiale è una zavorra di cui la contemplazione si sgrava". Ciò a dimostrare
che non ha importanza la materia che un artista utilizza, ma la forma che le
riesce a dare.
Anna Maria
Basile ha scelto la fotografia e, all’immediatezza di questa, associa la lenta
manipolazione del pittore. Oltre la forma stabilita, oltre l’oltraggio del
tempo, le sue immagini si animano di solitudine e di memoria. L’uomo si trova
ingabbiato nella dimensione del suo paesaggio interiore, che fa scolorire
l’oggettivo che lo recinta.
Anna Maria dà
una tinta alla solitudine, e non il tradizionale grigio, ma quella che nasce
dalla policromia dell’esistenza.
Una nuova
creativa sorgente di piacere e sogno, una nuova creativa sorgente di
riflessione, questo leggo nei "dipinti" di Anna Maria.
Francesco Idotta
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Anna
Maria Basile Fotografa il reale e lo modifica nell'idea dell'essenza, elaborando
ciò che vede in una nuova genesi figurativa
Giuseppe Livoti |